Ci sono luoghi in cui la natura e il lavoro dell’uomo non si sono semplicemente incontrati, ma hanno stretto un patto eterno. Uno di questi è Fara San Martino, un piccolo scrigno di pietra e acqua incastonato nel versante orientale del Parco Nazionale della Maiella, in provincia di Chieti, Abruzzo.
Se state cercando una meta capace di unire l’abbraccio selvaggio della montagna alla cultura artigianale più autentica, benvenuti in quella che il mondo intero conosce come la Capitale Mondiale della Pasta.
Un pugno di case tra roccia e acqua
A dispetto della sua fama internazionale, Fara San Martino conserva la dimensione intima e genuina dei veri borghi d’Appennino: conta appena 1.250 abitanti.
Arrivando qui, si ha subito la sensazione di essere protetti, quasi sorvegliati, dalle immense pareti verticali di roccia calcaree che si stagliano alle spalle del centro abitato. A dare vita al borgo c’è il fiume Verde, le cui sorgenti limpidissime e gelide scorrono a pochi passi dalle case, offrendo un’atmosfera di pace assoluta e aria purissima.
Dalle origini longobarde al cuore del borgo
Il nome stesso del paese ci racconta la sua storia più antica: “Fara” è un termine di origine longobarda che indicava un insediamento familiare fortificato. A partire dal IX e X secolo, il territorio fu profondamente segnato dalla presenza dei monaci benedettini, che vi edificarono il loro centro spirituale.
Il cuore storico di Fara è il quartiere di Terra Vecchia, l’antico borgo medievale a cui si accede oltrepassando la suggestiva Porta del Sole. Passeggiare tra i suoi vicoli stretti, ammirando le case in pietra calcarea che si arrampicano sulla roccia e la secolare Chiesa di San Remigio, significa fare un vero e proprio salto indietro nel tempo.
L’Oro Bianco: la grande tradizione culinaria
Se c’è una cosa che definisce l’identità di Fara San Martino, è il profumo del grano che si respira nell’aria. È qui che sono nati e hanno tuttora sede alcuni dei pastifici storici più famosi del pianeta, come De Cecco, Delverde e Cocco.
Ma qual è il segreto che rende questa pasta così speciale, tanto da essere amata dai più grandi chef del mondo? La risposta sta proprio negli elementi naturali del paese:
L’acqua del fiume Verde: purissima, povera di sodio e che sgorga a una temperatura costante di circa 8 °C, ideale per legare il glutine e mantenere la pasta tenace in cottura.
L’aria della Maiella: storicamente fondamentale per una ventilazione naturale che garantiva un’essiccazione lenta e perfetta.
Nelle tavole locali regna sovrana la pasta trafilata al bronzo, condita con i sughi ricchi della tradizione abruzzese, come il ragù d’agnello o le caratteristiche pallotte cac’ e ove (polpette di formaggio e uova). Se vi trovate da queste parti in estate, non potete perdere la celebre Festa della Pasta, dove il borgo si trasforma in una grande cucina a cielo aperto.
La particolarità: le Gole e il “fantasma” nella roccia
La vera meraviglia che rende Fara San Martino unica nel suo genere è l’accesso alle sue spettacolari Gole di San Martino, conosciute anche come il “Grand Canyon d’Abruzzo”. Si tratta di una fenditura strettissima nella roccia, un passaggio così angusto che in alcuni punti permette quasi di toccare le due pareti opposte stendendo le braccia. La leggenda narra che fu lo stesso San Martino ad aprire il varco a gomitate per permettere ai pastori del paese di raggiungere i pascoli della montagna.
Oltrepassata questa vertiginosa e poetica “porta di roccia”, si rivela uno scenario mistico: i resti dell’Abbazia di San Martino in Valle. Questo antico monastero benedettino fu completamente sepolto da un’alluvione di detriti nel 1818 e, come un fantasma medievale risorto dal passato, è stato interamente riportato alla luce solo grazie a recenti scavi archeologici. Oggi appare incastonato nel Vallone di Santo Spirito, lasciando senza fiato chiunque cammini tra le sue mura scoperte, sotto lo sguardo severo della Maiella.
Fara San Martino non è solo un paese da visitare; è un’esperienza sensoriale completa, dove la pietra racconta la storia, l’acqua crea il gusto e la montagna custodisce l’anima.
