Se esiste un’opera capace di racchiudere l’intera e sconfinata grandezza di Lev Tolstoj nel giro di pochissime pagine, quella è senza dubbio “La morte di Ivan Il’ič”. Un capolavoro nitido, spietato e fulmineo, affiancato in questa preziosa silloge da Tre morti, Paleček il giullare e una selezione di folgoranti racconti brevi.
La banalità del quotidiano di fronte all’abisso
La trama all’apparenza non potrebbe essere più comune: Ivan Il’ič, un uomo mediocre, perfettamente omologato ai valori, alle ambizioni e ai compromessi della società borghese del suo tempo, cade da una scala mentre aggiusta una tenda. Un banale incidente casalingo, una contusione da poco. Eppure, da quel piccolo imprevisto germoglia un dolore sordo, progressivo e inesorabile, che si rivelerà una malattia mortale.
È qui che scatta il prodigio narrativo tolstojano:
La Morte come presenza: Non è più soltanto un evento biologico finale, ma diventa un vero e proprio interlocutore, una forza evocatrice che spoglia Ivan Il’ič di ogni finzione.
Il bilancio di una vita: Di fronte all’inesorabile, le convenzioni sociali, le carriere e le formalità si sgretolano, costringendo il protagonista (e il lettore) a porsi la domanda più lacerante: ho davvero vissuto?
Tolstoj conduce questo percorso con una sicurezza impassibile, uno sguardo lucido e privo di sentimentalisti che colpevolizza la menzogna della vita borghese per illuminare, nell’ora più buia, la possibilità di una spietata verità.
L’incontro tra due giganti: la traduzione di Tommaso Landolfi
A rendere eccezionale questa edizione è anche la firma del suo traduttore. Come già accadde per i Ricordi dal sottosuolo di Dostoevskij, Tommaso Landolfi sceglie di cimentarsi con una delle vette più alte della letteratura russa. Il risultato è una traduzione memorabile, capace di restituire intatta tutta la tensione verbale e la precisione chirurgica della prosa di Tolstoj.
«Di fatto sta che egli […] in quasi ogni suo scritto ci colpisce al cuore; e ci lascia, è vero, senza consolazioni e come vuoti… ma da quella stessa disperazione, da quel lavacro ciascuno potrà trarre nuova energia per procedere ovvero per tracciarsi daccapo la propria via».
— Tommaso Landolfi
Perché leggerlo oggi
Insieme al racconto principale, il fascio di prose brevi presente nel volume — a partire da Tre morti — completa un affresco potente sul senso dell’esistenza e sulla fine. Tolstoj non offre facili consolazioni; ci lascia spogliati di ogni illusione, ma proprio da quel vuoto nasce la spinta inevitabile a riconsiderare il nostro cammino. Un libro fondamentale, indispensabile per chiunque cerchi nella letteratura una forza che trasformi.
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