🌅 BUONGIORNO!
Oggi, 21 agosto, è una di quelle giornate in cui il calendario ci invita a fare una cosa molto seria: ricordare. E, per una volta, sarebbe davvero il caso di non limitarci a mettere un fiocco, una frase condivisa o un “mai dimenticare” sotto una foto e poi tornare alle nostre occupazioni.
Si celebra infatti la Giornata internazionale del ricordo e del tributo alle vittime del terrorismo, istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione 72/165 nel 2017. Il suo obiettivo è onorare le vittime e i sopravvissuti al terrorismo, ascoltarne le voci, difenderne i diritti e ricordare che dietro ogni numero, ogni statistica e ogni titolo di giornale ci sono persone, famiglie, vite spezzate e ferite che spesso non finiscono quando finisce l’attacco.
E qui arriva la parte meno comoda.
Perché ricordare è facile.
Ricordare davvero è molto più difficile.
È facile commuoversi davanti a una cerimonia. È più difficile continuare a sostenere chi sopravvive quando le telecamere se ne sono andate. È facile pronunciare parole come pace, giustizia, solidarietà. È più difficile trasformarle in diritti, assistenza, ascolto e responsabilità.
L’ONU sottolinea proprio questo: le vittime del terrorismo possono avere bisogno per anni di sostegno fisico, psicologico, sociale ed economico. Il trauma, purtroppo, non consulta il calendario e non riceve l’ordine di sgomberare dopo le commemorazioni.
Insomma, oggi il mondo ci ricorda una cosa semplicissima: la memoria non dovrebbe essere una cerimonia, ma un comportamento.
E mentre ci pensiamo, il calendario storico decide di servirci un’altra delle sue incredibili collezioni di coincidenze.
📜 NEL 480 a.C. – LE TERMOPILI
Si conclude la battaglia delle Termopili. Re Leonida I e i suoi uomini vengono travolti dall’esercito persiano guidato da Serse.
Una sconfitta militare diventata però, nei secoli, simbolo di coraggio, sacrificio e resistenza.
Perché la Storia ha questa strana abitudine: a volte chi perde una battaglia finisce per vincere la memoria.
E noi, dopo 2.500 anni, siamo ancora qui a parlarne.
Del resto, se bastasse vincere una battaglia per passare alla storia, oggi avremmo manuali scolastici lunghi quanto l’elenco telefonico.
📚 1857 – BAUDELAIRE SCOPRE CHE ANCHE LA POESIA PUÒ AVERE PROBLEMI CON LA CENSURA
Charles Baudelaire pubblica I fiori del male e scopre rapidamente che alcuni fiori, secondo la giustizia dell’epoca, profumano un po’ troppo di scandalo.
Baudelaire e il suo editore Auguste Poulet-Malassis vengono condannati per immoralità e sei componimenti vengono destinati alla rimozione dalle future edizioni.
La morale dell’epoca era molto semplice:
“Puoi parlare di amore, morte, desiderio, disperazione e decadenza…”
…ma non esagerare con la sincerità.
Baudelaire, evidentemente, non aveva ricevuto il manuale ufficiale su quanto fosse consentito essere provocatori.
E pensare che oggi basta aprire internet per capire che il problema non era certo Baudelaire.
Forse, semplicemente, nel 1857 avevano già scoperto il concetto di “contenuto da moderare”, solo che invece dell’algoritmo c’era il tribunale.
🗡️ 1860 – REGGIO CALABRIA E LA SPEDIZIONE DEI MILLE
La Battaglia di Piazza Duomo porta alla conquista di Reggio Calabria da parte dei garibaldini della Spedizione dei Mille.
Ancora una volta il calendario ci ricorda che l’Italia non è diventata Italia con una riunione condominiale particolarmente riuscita.
Ci sono state battaglie, rivoluzioni, entusiasmi, paure, ideali e persone disposte a rischiare tutto per un progetto politico che allora sembrava tutt’altro che scontato.
E naturalmente, se oggi avessimo dovuto organizzare la Spedizione dei Mille con i moderni strumenti burocratici, probabilmente Garibaldi sarebbe ancora in attesa della PEC di conferma.
“Generale, ha compilato il modulo?”
“Quale modulo?”
“Quello per partire.”
“Partiamo.”
“Non si può.”
“Perché?”
“Manca la marca da bollo.”
🇫🇷 1911 – LA GIOCONDA DECIDE DI CAMBIARE CASA
Il 21 agosto 1911 Vincenzo Peruggia ruba la Gioconda dal Louvre.
Sì, proprio lei.
La celeberrima Monna Lisa scompare dal museo e il mondo scopre che persino uno dei dipinti più famosi della storia può essere portato via sotto il naso di tutti.
La Gioconda, evidentemente, aveva deciso di prendersi una vacanza.
Il problema è che non aveva chiesto il permesso.
E qui possiamo fare una piccola riflessione sulla sicurezza dei musei: oggi per entrare in certi posti devi passare metal detector, controlli, biglietti elettronici, telecamere, tornelli…
Nel 1911, invece, evidentemente bastava essere abbastanza convinti da sembrare autorizzati.
La cosa ironica è che il furto contribuì enormemente alla fama mondiale della Gioconda.
Morale?
Se vuoi diventare famoso, lascia perdere il marketing e prova a sparire da un museo.
Naturalmente non è un consiglio.
È solo la Storia che, ancora una volta, ha un pessimo senso dell’umorismo.
🌌 2006 – LA MATERIA OSCURA FA FINALMENTE CAPOLINO
La NASA pubblica le osservazioni del Chandra X-ray Observatory relative al cosiddetto Bullet Cluster, considerate una delle più importanti prove osservative a sostegno dell’esistenza della materia oscura.
E qui il calendario passa dalla guerra alla poesia, dalla rivoluzione al furto d’arte e infine ci ricorda che persino l’Universo ha una parte enorme di cui sappiamo ancora pochissimo.
La materia oscura, del resto, è perfettamente coerente con la nostra esperienza quotidiana.
C’è qualcosa che non vediamo, non sappiamo esattamente cosa sia, ma siamo abbastanza sicuri che ci sia.
Praticamente un po’ come il senso di alcune riunioni di condominio.
🌍 E COSÌ ARRIVIAMO A OGGI
Cinque episodi lontanissimi tra loro ci mettono davanti a una verità sorprendentemente attuale.
Le Termopili ci parlano di coraggio.
Baudelaire ci parla della libertà di espressione e dei limiti che una società impone a ciò che considera accettabile.
Garibaldi e i Mille ci parlano di trasformazioni politiche e di ideali.
La Gioconda ci ricorda che anche il patrimonio culturale può diventare bersaglio dell’ambizione umana.
La materia oscura ci ricorda, infine, che non tutto ciò che conta è immediatamente visibile.
E poi c’è il terrorismo.
Qui l’ironia deve necessariamente fermarsi.
Perché dietro la parola “vittime” non ci sono statistiche astratte, ma persone che avevano programmi per la sera, fotografie sul telefono, famiglie da chiamare, sogni da realizzare.
Persone che non hanno scelto di entrare nella Storia.
Eppure nella Storia ci sono entrate nel modo più terribile possibile.
La Giornata internazionale di oggi nasce proprio per impedire che, dopo il rumore delle esplosioni e quello dei notiziari, rimanga soltanto il silenzio. L’ONU invita a ricordare, sostenere e difendere i diritti delle vittime e dei sopravvissuti, perché la solidarietà non può esaurirsi nell’immediatezza dell’evento.
E allora oggi possiamo anche sorridere delle stranezze della Storia.
Possiamo scherzare sulla burocrazia di Garibaldi, sulla Gioconda che fece perdere la testa a mezza Europa, sui tribunali che si scandalizzavano per Baudelaire o sulla materia oscura che, nell’Universo, continua tranquillamente a nascondersi.
Ma davanti alle vittime del terrorismo, ricordare non è una battuta. È un dovere.
Perché la memoria è l’unico modo che abbiamo per dire a chi è sopravvissuto:
“Non siete stati dimenticati.”
E forse è proprio questo il significato più importante di una giornata come questa.
Non soltanto ricordare chi non c’è più.
Ma non permettere che il dolore venga cancellato dall’abitudine, dall’indifferenza o dalla velocità con cui passiamo alla notizia successiva.
Buongiorno, dunque.
Con un sorriso, perché sorridere è umano.
Con un po’ di ironia, perché anche questa è una forma di resistenza alla stupidità.
Ma oggi, soprattutto, con rispetto per chi ha pagato il prezzo più alto della follia degli uomini.
🕊️ Buongiorno. E buona memoria.
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